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PENSIONI: TUTTO QUELLO CHE C’E’ DA SAPERE

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un susseguirsi di modifiche e cambiamenti della normativa relativa alle pensioni. Dal momento che molti dei nostri clienti sono pensionati, abbiamo deciso di realizzare una piccola guida, in modo da fare chiarezza su molti aspetti.

Prima di tutto un po’ di storia. L’istituto della Pensione nasce nel 1898 con la Cassa Nazionale di Previdenza che, finanziata dai suoi iscritti, offriva questo tipo di tutela ai lavoratori che avessero superato una certa età o non fossero più abili al lavoro.

Il vero cambiamento avviene però nel 1919, quando la Pensione diventa obbligatoria con l’istituzione della Cassa Nazionale per le previdenze sociali. Oggi è invece l’Inps ad amministrare i trattamenti pensionistici dei lavoratori italiani.

Pensione: che cosa è

Partiamo con una definizione. La pensione è una prestazione economica mensile finanziata dai contributi dei lavoratori, che viene erogata ai soggetti (sia dipendenti che autonomi) che hanno superato una certa età o non sono più abili al lavoro. Il diritto alla pensione viene maturato dai lavoratori, iscritti ad una assicurazione come quelle collegate all’INPS (assicurazione generale obbligatoria AGO, quella dei fondi integrativi/sostitutivi di questa e gestione separata) o iscritti alle singole casse professionali, una volta raggiunti determinati requisiti assicurativi e contributivi, nonché l’età idonea.

Pensioni: le tipologie

In Italia esistono principalmente due tipi di pensione, quella di anzianità e quella anticipata. Oltre a queste esistono altre forme di accesso alla pensione che si discostano dalle due casistiche menzionate ma in questa guida ci occuperemo delle tipologie principali.

La pensione di anzianità

I requisiti per accedere a questo tipo di pensione sono:

  • Una certa età anagrafica (età pensionabile);
  • Anzianità contributiva minima di 20 anni.

Per quanto riguarda l’età pensionabile, va detto che, negli ultimi anni, anche per adeguare il sistema pensionistico alla speranza di vita che si è allungata e alle inevitabili trasformazioni demografiche, è stata progressivamente innalzata: dal 1º gennaio 2019 l’età pensionabile in riferimento alla pensione di vecchiaia è di 67 anni per entrambi i sessi (nuovo adeguamento di questa età ci sarà nel 2021-2022).

La pensione anticipata

Con la pensione anticipata è possibile accedere al trattamento di quiescenza prima che sia maturato il requisito legato all’età pensionabile, a patto che sia stata accumulata una certa anzianità contributiva (differente tra uomini e donne). Questa anzianità, fino all’anno scorso seguiva lo stesso adeguamento legato alla speranza di vita tenuto in considerazione per l’innalzamento dell’età pensionabile, ma il D.L. 4/2019 ha sospeso tale adeguamento fino al 2026, per cui dal 1º gennaio 2019 i requisiti per accedere a questo tipo di pensione sono:

  • Uomini: qualsiasi età anagrafica ma con 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva;
  • Donne: qualsiasi età anagrafica ma con 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva.

Come calcolare la pensione

In base alla Riforma Dini il criterio di calcolo della pensione varia in base all’anzianità lavorativa maturata dal lavoratore al 31 Dicembre 1995. Attualmente i sistemi con cui calcolare la pensione sono tre:

  • Sistema contributivo;
  • Sistema retributivo;
  • Sistema misto.

Sistema contributivo: introdotto nel 1995 e applicato dal 1° gennaio 1996, si basa sulla contribuzione effettivamente versata. Il lavoratore accantona annualmente una percentuale del proprio stipendio o reddito, in misura differente se dipendente o autonomo. L’importo della pensione si ottiene moltiplicando il montante contributivo (la somma rivalutata dei versamenti effettuati) per un coefficiente di trasformazione (l’aliquota percentuale con la quale il montante pensionistico si trasforma in pensione) che cresce e varia con l’aumentare dell’età fino al momento in cui si accede alla pensione.

Sistema retributivo: calcola l’importo della pensione basandosi sulla media delle retribuzioni degli ultimi anni lavorativi del soggetto che accede al sistema pensionistico.

Gli elementi fondamentali del sistema retributivo sono:

  • l’anzianità contributiva, cioè il totale dei contributi fino a un massimo di 40 anni che il lavoratore può far valere al momento del pensionamento e che risultano accreditati sul suo conto assicurativo;
  • la retribuzione pensionabile, data dalla media delle retribuzioni percepite negli ultimi anni di attività lavorativa, rivalutate sulla base degli indici ISTAT fissati ogni anno;
  • l’aliquota di rendimento, cioè il 2% annuo della retribuzione percepita.

L’importo della pensione è dato dal 2% del reddito medio moltiplicato per gli anni di contribuzione; si applica ai lavoratori che possiedono almeno 18 anni di contributi accreditati alla data del 31 dicembre 1995.

L’importo della pensione con il sistema retributivo si compone di due quote.

La quota A è determinata sulla base dell’anzianità contributiva maturata sino al 31 dicembre 1992 e sulla media delle retribuzioni degli ultimi 5 anni, per i lavoratori dipendenti, e dei 10 anni per i lavoratori autonomi.

La quota B è determinata sulla base dell’anzianità contributiva maturata dal 1° gennaio 1993 sino alla data di decorrenza della pensione e sulla media delle retribuzioni degli ultimi dieci anni per i lavoratori dipendenti e degli ultimi 15 anni per gli autonomi.

Sistema misto: viene applicato ai lavoratori che hanno maturato meno di 18 anni di contributi entro il 31 dicembre 1995 e, con la Legge Fornero (a partire dal 1° gennaio 2012) anche ai lavoratori con un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995. Il sistema misto è fondamentalmente una fusione del sistema retributivo e di quello contributivo. Di seguito indichiamo dettagli più specifici:

  • lavoratori con un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31 dicembre 1995: pensione calcolata con il sistema retributivo per l’anzianità maturata fino al 31 dicembre 1995, mentre, per l’anzianità maturata dal 1° gennaio 1996 viene calcolata con il sistema contributivo;
  • lavoratori con un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995: pensione calcolata con il sistema retributivo per l’anzianità maturata fino al 31 dicembre 2011, mentre per l’anzianità contributiva maturata dal 1° gennaio 2012 fino al momento di accesso alla pensione viene calcolata con il sistema contributivo.

Altre tipologie di pensioni

Pensione con 15 anni di contributi

La Legge Amato ha stabilito alcune deroghe che permettono di andare in pensione con 15 anni di contributi invece che con 20 quando si realizzino le seguenti condizioni:

  • 15 anni di contributi versati entro il 31 dicembre 1992;
  • Iscrizione al fondo lavoratori dipendenti o alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi dell’Inps.

Le condizioni per i soli lavoratori dipendenti sono invece:

  • Almeno 25 anni di anzianità assicurativa (devono aver versato il primo contributo almeno 25 anni fa);
  • 15 anni di contributi da lavoro dipendente versati all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) o ad un fondo sostitutivo;
  • Dei 15 anni, almeno 10 devono essere versati per periodi non inferiori alle 52 settimane lavorative.

Pensione con 5 anni di contributi

I lavoratori che hanno versato i contributi dopo il 1995 possono accedere alla pensione nel 2019 se hanno i seguenti requisiti:

  • 71 anni fino a tutto il bienni 2019-2020, poi seguiranno aggiornamenti per l’adeguamento biennale all’aspettativa di vita;
  • 5 anni di contributi:

Pensione a 64 anni

I lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dopo il 31 Dicembre 1995 possono andare in pensione a 64 anni se hanno i seguenti requisiti al momento della domanda:

  • 20 anni di contributi;
  • l’importo della pensione maturato è pari o superiore a 2,8 volte quello dell’assegno sociale, cioè circa 1.280 euro per il 2019.

Quota 100

Consente di accedere al pensionamento ai lavoratori che al 31 Dicembre 2021 avranno maturato 62 anni di età e 38 anni di contributi.

Ape sociale

E’ una sorta di indennità che spetterebbe ai lavoratori che si trovino in condizioni particolari di disagio sociale, elargita fino al raggiungimento dell’età prevista per il pensionamento.

L’indennità è pari all’importo della pensione mensile calcolata al momento dell’accessso alla prestazione.

Requisiti:

  • almeno 63 anni di età;
  • almeno 30 anni di anzianità contributiva;
  • non essere titolari di pensione diretta.

Ape volontaria

Si tratta di un vero e proprio prestito erogato da un istituto di credito e garantito dalle assicurazioni, sotto forma di pensione anticipata, elargito con cadenza mensile fino al raggiungimento dell’età per il pensionamento.

Possono accedere i lavoratori dipendenti – pubblici e privati-, i lavoratori parasubordinati, i lavoratori autonomi e gli iscritti alla Gestione Separata che abbiano i seguenti requisiti:

  • minimo 63 anni di età;
  • maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi successivi alla domanda di accesso all’APE;
  • almeno 20 anni di contributi versati;
  • la loro pensione futura di vecchiaia non deve essere inferiore di 1,4 volte il trattamento minimo INPS;
  • non percepire altre pensioni o assegni di invalidità.

Sono esclusi dall’Ape gli iscritti alle casse professionali. Il prestito può oscillare da un minimo di 150 euro ad un massimo compreso tra il 75% e il 90% della pensione maturata fino al momento della richiesta.

Opzione donna

Permette di accedere alla pensione alle donne che abbiano i seguenti requisiti al 31 Dicembre 2018:

  • 35 anni di contributi;
  • 58 anni di età (per le lavoratrici dipendenti);
  • 59 anni di età (per le lavoratrici autonome).

A tutte queste tipologie di pensioni vanno poi aggiunte quelle previste per gli iscritti alle casse professionali. In questo caso i requisiti cambiano in base alla cassa di appartenenza.

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